TITOLO DELL’EPISODIO: LA VIGILIA DI NATALE

Ci sono delle cose nella vita che si ripetono con cadenza regolare, con un tempo tale tra una volta e un’altra da farti dimenticare il perché la cosa ti fa orrore e portarti a rifarla più e più volte.

Salvo poi amaramente pentirtene.
Mi spiego meglio.
Nessuno accetterebbe coscientemente di innamorarsi accettando il rischio di una botta in fronte se fosse in grado di ricordare perfettamente quanto fa male una botte in fronte.
Però passa il tempo.
E la memoria è infame e zaaaaac torni a decidere che altri umani siano degni di condividere un po’ della tua saliva e un po’ della tua aria.
E zaaaaac ci rimani una merda nuovamente.
E così via per secoli e secoli amen.
Una roba simile, con meno saliva in questione ma con uguale condivisione di aria, accade alla vigilia di Natale.
Ora, io lo so che non mi piace stare in mezzo a troppi esseri umani.
Lo so.
So che non mi piace spingere per camminare, per bere, per respirare, per salutare umani di cui poco mi importa ma a cui devo educatamente sorridere.
Lo so.
E so anche che se non frequento per un anno intero un luogo un motivo ci sarà.
Però poi arriva Natale.
-E che fai non vieni? Ma come, dai, ci vediamo ai baretti!
-No ma veramente, te lo giuro, devo cucinare il cocktail di gamberi, non posso.
-Chiara perfavore, devi solo versare una salsa su dei gamberetti già sgusciati, non rompere il cazzo, vieni.
Ma poi scusa, ci sono tutti.
-Eh, appunto.
-Che hai detto?
-Niente, niente. Ok ci vediamo ai baretti, passo.
E quindi poi arrivo, non incontro gli unici tre esseri umani che volevo salutare, i telefoni non prendono, ci sono motorini in ottava fila, lo spritz è annacquato e costa 12€, la gente ha gli occhiali da sole anche se piove, un tizio con la Ferrari passa sgommando tra i vicoli e io vorrei colpirlo con un fucile a canne mozze, la gente mangia, beve, cammina, spinge, tutto esattamente nel mio stesso pezzettino di pavimento.
E io, esattamente come quando un altro uomo ti spezza il cuore e tu dici ua ecco perché avevo deciso di farmi legare le tube fa proprio schifo il mal d’amore, così sospiro, mi guardo i piedi perché non vedo altro attorno a me e dico:
“Ah vedi, mi so ricordata perché non mi piace venire qua. Mò vado a fare il cocktail di gamberi e l’anno prossimo mi do malata”.
Ora, dopo diverse peripezie per recuperare il motorino, sono alle prese con la mia elaborata preparazione culinaria e rifletto sul fatto che, di questo passo, le possibilità che io finisca a vivere con dei gatti e a fare l’unicinetto aumentano vertiginosamente.
Ma anche lì, sono sicura, ad un certo punto dirò: ” quasi quasi mi vado a fare un giro ai baretti, non ricordo che aria tira da quelle parti”
E zaaaaac il tormento ricomincia.
Buona vigilia di Natale stelle del cielo, vi voglio bene, ma da lontano un pochino di più.