TITOLO DELL’EPISODIO: IL GRINCH.

Ieri sono tornata da Cracovia e ho trovato sul letto un calendario dell’avvento.
Me lo ha regalato la mia mamma dopo qualche anno che non lo faceva più.

Era tra le cose più belle del Natale, questa conta attenta dei giorni, questi bocconi dolci che ti separavano da un giorno più speciale di altri.
Ho sempre avuto dei Natali felici, sommersa dalla famiglia e dal cibo, che è forse il mio modo preferito di amare.
Crescendo, perdendo qualche pezzettino di cuore qua e là, ho cominciato ad odiare ogni ricorrenza che mi imponesse felicità, in una sorta di monito severo, posto lì a ripeterti ecco, oggi è proprio un giorno per essere felice.
Ed io, polemica per natura, mi sono imposta di dire, ah sì, e proprio oggi allora felice non sono.

Per cui ho preso inconsciamente le distanze dalla preparazione dei biscotti della mia mamma, dall’ albero di Natale, dal calendario dell’avvento, dai regali.
Ho fatto anche l’anarchica, ho detto ma che diavolo è questo Natale, ma che mi significa.
Per non parlare del Capodanno, che ho tentato di sabotare in ogni modo fingendo non esistesse.

Quest anno sono meno arrabbiata.
Mancano sempre un po’ di pezzi nel mio cuoricino, ma guardo i pezzi che ancora stringo interi.
E guardo le caselle del calendario che la mia mamma ha comprato.
“Ho scelto una cioccolata buona per la mia bimba” mi ha detto.

 

Oggi ho mangiato il primo cioccolatino.
Ho pensato che è un giorno in meno che mi separa dal ritorno di mia sorella, che mi manca come lo zucchero nel caffè.
È un giorno in meno al ritorno di un pezzo di cuore fuggito in Germania, un altro scappato in Belgio ed un altro a Milano.
Un giorno in meno alle chiacchiere con nonna, al sorriso eroico degli zii, alla faccia bella dei miei cugini.
Ho detto fai la brava, almeno stavolta.

Le cose non sono piene di significato se non glielo diamo noi.
E non fa niente se non ha più il sapore di un tempo, non fa niente se c’è una parte di me che la trova una cosa stupida, consumista, intrinsecamente insensata.

Il Natale questa volta mi riunisce a chi amo.
E io conto i giorni e divoro la cioccolata.
E penso che sono fortunata ad avere una mamma così, che mi dice che bello, sei tornata, ti ho comprato una cosa che ti piaceva da bambina.

E sono fortunata ad avere qualcuno da attendere, qualcuno a cui dire torna, non vedo l’ora di vederti.
Torno a Natale, mi hanno detto questi pezzi di cuore.
Allora sbircio le caselle del calendario dell’avvento e mi riscopro identica a quella bambina che un tempo diceva mamma, perfavore, mangiamo presto così apriamo i regali.

P.s. chiedo scusa per il momento di eccessivo miele, domani torno a raccontare le mie disavventure con ironia, promesso.

Baci stellari