DESAPARECIDOS: uomini del terzo millennio.

Diverse sono le piaghe che affliggono la nostra generazione.
Tra le tante, accantandonando per un istante temi esistenziali come l’inquinamento atmosferico, la pace nel mondo, il razzismo e chi crede che condividendo foto di padre Pio con la scritta amen qualcuno possa guarire da una malattia, oggi vorrei parlarvi degli uomini in fuga.

The vanishers, gli (s) comparsi, gli svampati, i fuggiti, gli evaporati, insomma tutti quegli esseri umani (solitamente di sesso maschile ma con le dovute eccezioni) che decidono, miracolosamente, di scomparire.
I maghi del nostro secolo, gli illusionisti, gli acrobati di WhatsApp, gli atleti della spunta blu.
A voi giunge accorato il mio appello.

Miei giovani concittadini, accogliete il mio grido disperato e cercate, usando quel poco di materia grigia che ancora resiste attaccata in qualche piega del vostro cranio, di capire quello che cerco di dirvi.
Se abbiamo, più o meno volontariamente, sostituito la maggior parte delle nostre interazioni fisiche con questi dannati messaggini monosillabici e inespressivi, dobbiamo, suppongo, ricreare anche qui un codice di comportamento che vi impedisca di assomigliare alla versione meglio vestita di King Kong che passeggia per New York.

In tutti quei casi in cui dopo una frequentazione più o meno breve, più o meno intensa, più o meno passionale, più o meno boh, decidete di terminare il tutto, come è lecito che sia e come consentito dal codice penale, vi suggerisco di usare uno strumento alla vostra portata da qualche millennio: la lingua.
No, non per leccarci, né per sputare, né tantomeno per mangiare.
Ma per fare qualcosa di speciale, ormai demodé, totalmente anacronistico: PARLARE.
Se proprio non ci riuscite, se il classico “ehi che si dice, io penso questo e tu invece che dici ?” vi pare troppo per la struttura emotiva che tracinate faticosamente dietro dalla pubertà, a quel punto avete ancora un’ultima carta da giocare per non sembrare dei casi umani rari: SCRIVETE.

Il vostro evaporare senza lasciare traccia mi ricorda i bambini che giocano a nascondino dietro la tenda e che si coprono solo il viso sperando che basti chiudere gli occhi per scomparire.
Brutte notizie,amore mio, sempre dietro la tenda sei .
Sembri solo un po’ più scemo, un piu strano, un po’ più boh.

Queste parentesi che si aprono e non si chiudono mai, questo evitare il confronto ad ogni costo, determina il crescere di frustrazioni nascoste, di bombe inesplose, di porte in faccia mai sbattute, di parole mai dette.
E così mi aggiro in un deserto di rapporti con lapidi senza nome , domandandomi perché non parlo più con un’amica, perché non vedo più un ragazzo, perché il mio vecchio amore ha smesso di amarmi.
Mi domando, ma non posso chiedere.
Perché chiedere in questo tempo pericoloso è un sinonimo di invadere.
Perché condividere un pensiero è un lusso che nessuno sembra concedersi più.

Per cui ci si muove tristi e cauti, in questo deserto di risposte, ripetendosi che forse una parola in più, un grido, una lacrima perfino, sarebbe meglio di questo assordante silenzio.

Mi consola pensare però che un giorno, prima o poi, tutti capiranno che non importa quanto è alto il trono su cui ci si è arrampicati, ma si è tutti, inevitabilmente, seduti sopra al proprio culo.

Con amore,

Baci stellari.